Capitolo I
Una storia che comincia a Torino.
Momi nasce a Torino. Non da una vetrina e non da una scuola di oreficeria: dall'esigenza di trovare uno stile personale e di non trovarlo già pronto da nessuna parte.
All'inizio c'è un banco, una scatola di materiali diversi fra loro e una domanda semplice: cosa succede se l'ottone sta accanto al cotone, se una pietra dura finisce su un filo di tessuto, se la resina prende il posto che di solito è del cristallo. Quasi tutti i bijoux nascono da una linea sola — un metallo, un colore, una stagione. Momi comincia dall'accostamento, e da lì non si è più spostato.
Quella regola è rimasta il criterio di tutto il resto. Le forme che tornano — cuori, stelle, catene dorate e argentate — non sono una collezione: sono il vocabolario con cui ogni anno si dicono cose diverse.
Il secondo nome
Al marchio si è aggiunto presto un altro modo di chiamarlo, StileMomi. Non un logo diverso, ma il riconoscimento che quello che si stava costruendo era meno una collezione e più un modo di mettere insieme le cose.
Perché Torino
Torino è la città in cui Momi lavora e in cui trova buona parte di quello che usa. È una città di botteghe che hanno resistito, e con alcuni fornitori si lavora ormai da anni: sono loro a far arrivare le pietre e i metalli che non si trovano a catalogo.
Il laboratorio e il disegno stanno nello stesso posto. Un pezzo non passa da una scrivania a una fabbrica: viene pensato e montato sullo stesso tavolo, dalle stesse mani. È una scelta che pone un limite alla quantità, e quel limite è rimasto anche quando sarebbe stato comodo toglierlo.
- Torino
- Dove nasce ogni pezzo
- 4
- Famiglie: collane, bracciali, anelli, orecchini
- Pezzi unici
- Montati una volta sola
Oggi
Accanto alle quattro famiglie ci sono i pezzi unici — montati una volta sola, con materiali trovati una volta sola — e una linea dedicata all'uomo. Le creazioni si trovano nel negozio online e nei negozi che le rivendono.
Il posto in cui un pezzo Momi si vede per la prima volta, però, resta quasi sempre il collo o il polso di qualcuno. È così che il marchio si è mosso finora: una persona alla volta, senza scorciatoie.
Quello che non è cambiato è la frase da cui il marchio è partito, e che continua a essere il criterio con cui un pezzo si considera finito oppure no.
L'eleganza non è farsi notare ma farsi ricordare.